Iran
Maestro del cinema iraniano contemplativo, costruisce film apparentemente semplici, spesso ambientati su strade di montagna o in villaggi remoti, in cui domande esistenziali aperte contano più di qualsiasi risposta narrativa.
Questa non è la filmografia completa di Abbas Kiarostami. È una selezione personale dei suoi film.
Abbas Kiarostami — 1987 — Iran — A colori
Kiarostami affida la propria indagine morale a un bambino che corre avanti e indietro per sentieri polverosi tra due villaggi, lasciando che la fatica fisica del viaggio e la resistenza degli adulti intorno a lui diventino la misura di un'etica vissuta prima ancora che compresa.
Ahmad, un bambino di otto anni, si accorge di aver portato a casa per errore il quaderno del compagno Nematzadeh, sapendo che il maestro lo espellerà il giorno dopo se non consegnerà i compiti. Lascia il suo villaggio tra le montagne del Gilan per cercare a Poshteh la casa dell'amico, senza conoscerne l'indirizzo.
Abbas Kiarostami — 1990 — Iran — A colori
Kiarostami filma un vero processo e lo intreccia con la ricostruzione degli stessi eventi interpretata dai protagonisti reali, cancellando ogni confine tra cronaca e messa in scena fino a rendere quella distinzione la vera materia del film.
Un uomo disoccupato viene processato per essersi finto il regista Mohsen Makhmalbaf davanti a una famiglia benestante di Teheran, mentre Kiarostami ricostruisce gli stessi fatti facendoli recitare dalle persone realmente coinvolte, giudice compreso.
Abbas Kiarostami — 1997 — Iran — A colori
Kiarostami affida quasi tutto il film a conversazioni tenute dentro un'automobile in movimento, lasciando che il paesaggio collinare e polveroso intorno a Teheran diventi lo spazio in cui si misura, senza retorica, il valore stesso di restare vivi.
Un uomo di mezza età guida per le strade polverose alla periferia di Teheran in cerca di qualcuno disposto, in cambio di denaro, a seppellirlo dopo che si sarà tolto la vita in una buca già scavata su una collina.
Abbas Kiarostami — 1999 — Iran/Francia — A colori
Kiarostami racconta un'attesa che si protrae per giorni senza che accada quasi nulla nel senso convenzionale della trama, lasciando che la poesia di Forough Farrokhzad e i paesaggi rurali kurdi riempiano lentamente lo spazio lasciato vuoto da un evento che continua a non verificarsi.
Un uomo arriva da Teheran in un remoto villaggio kurdo per filmare un antico rito di lutto che si terrà alla morte di un'anziana centenaria, ma i giorni di attesa, scanditi da incontri casuali con gli abitanti del villaggio, finiscono per contare più della ragione stessa del viaggio.